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Feb 27 2024 20 mins  
Il Vallo di Diano, all’estremità meridionale della provincia di Salerno, è una conca raccolta in un anello di montagne. Un territorio raramente raccontato dai media: quello che succede nel Vallo, di solito rimane nel Vallo.
Il 12 aprile 2021 le cose cambiano. Scoppia il caso “Shamar”: sette persone, tutte valdianesi, sono indagate per traffico di rifiuti nei terreni del Vallo. Tra i nomi degli indagati spicca quello del cosiddetto “Re Mida” dei rifiuti, Luigi Cardiello, già coinvolto in altre indagini.
Quel giorno, chi abita nel Vallo si sveglia con una consapevolezza amara: quella di vivere in un territorio contaminato. Dalla criminalità organizzata, come ricorda il Procuratore di Potenza Francesco Curcio, e dagli sversamenti illeciti di rifiuti industriali. Quello stesso giorno le cittadine e i cittadini valdianesi, stanchi di non avere altra scelta se non quella di andare via da casa propria, decidono di attivarsi per chiedere giustizia ambientale e sociale: inizia così il processo di costituzione di Resta (Rete Ecologia, Salute, Territorio, Antimafia) - Vallo di Diano.
“Ai tempi era una forma ibrida tra il comitato, un'organizzazione di studenti, un luogo di incontro per persone che cercavano uno spazio in cui potersi esprimere, e quel manifesto aveva bisogno di un'identità. Quell’identità non ha tardato a palesarsi. Abbiamo pensato in pochissimo tempo ad un nome. Una studentessa ha scelto come nome Resta, che è un acronimo, che è un invito, ma è anche una possibilità.”